Vezzo – Chiesa della casa di Nazareth

Fuori dall’abitato, presso il bivio per Levo, in località Panorama, sorgeva la villa “II Gioiello”. Venne acquistata nel 1969 per farne un Centro per incontri, da una congregazione fondata dal veronese padre Igino Silvestrelli, “I servi di Nazareth”, che si occupa della formazione religiosa degli adolescenti.
Nell’interno della villa venne ricavata una piccola cappellina per le funzioni liturgiche, mentre si provvedeva a innalzare un nuovo edificio per l’accoglienza dei ragazzi. È stata poi costruita una chiesetta in sassi e cemento, con grandi finestre a vetri sul parco e un affresco che raffigura lo spezzare del pane a Emmaus.

La Casa di Nazareth
L’Opera della Casa di Nazareth fu fondata il 28 gennaio 1956 da padre Igino Silvestrelli per offrire agli adolescenti una forte esperienza di fede in un clima di famiglia. Nel racconto di Carlo Aceti la scelta di Vezzo per la nuova ‘casa’. Una mattina grigia e fredda del dicembre 1968 bussarono alla porta due pretini giovani e svegli dall’accento veneto. «Ci manda don Alberto da Saronno: ci aiuti a trovare qualcosa di interessante in zona ove Igino Silvestrelli il nostro fondatore, vuol dar vita ad un Centro per incontri giovanili Mi parlarono con reverente entusiasmo del fondatore e superiore della loro opera: “I Servi di Nazareth”, degli scopi che essa perseguiva, e mi convinsero che tale opera andava aiutata a piene mani. Sfidando il freddo visitammo alcune proprietà e ci spingemmo fino a Pianezza e a via Nova. Fratel Silvano e fratel Luciano ripartirono per Verona con una prima buona impressione della zona. Dopo pochi giorni giunse a Gignese il fondatore e superiore dell’Opera: padre Igino Silvestrelli. Alto, volto ascetico, sguardo penetrante, figura di uomo di grande fede e umiltà. Ripercorse l’itinerario segnalato dai suoi; fece molte domande, volle planimetrie, misure, cifre. Non si pronunciò. Solo nel giardino di una proprietà si fermò più a lungo. Lo vidi assorto in preghiera e lasciare ai piedi di un grande faggio una medaglietta mormorando: «Che la Provvidenza mi ispiri».
Passò Natale e un giorno mi giunse una lettera con la quale p. Silvestrelli mi precisava che la scelta era caduta sulla casa dai «grandi faggi»! Le trattative furono lunghe e intense; non pochi ostacoli dovettero superarsi. Ma tutto andò in porto e si arrivò al compromesso per l’acquisto. Subito, come si dice, il diavolo ci mise la coda. Qualcuno fece giungere a Verona la voce che l’acquisto non era felice, anzi si commetteva un errore. Furono giorni di grande ambascia per padre Silvestrelli, e non solo per lui. Si dovette segnare il passo, pregare molto, trovare altri fondi, convincere, tranquillizzare. Ma le cose si appianarono e l’acquisto si perfezionò. Il giorno stesso della firma definitiva p. Silvestrelli mandò a Gignese un drappello dei suoi ‘pulcini’ (così li chiama lui i suoi pretini) i quali si installarono nella casa fredda, senza acqua, senza legna, senza materassi!
Fuori il termometro segnava meno 10 e la neve cadeva a larghe falde. Da casa portammo acqua, materassi, coperte, fornelli; sotto gli occhi si compiva un continuo silenzioso miracolo. In poche settimane la Casa ebbe quelle migliorie necessarie per renderla accogliente e funzionale, e il giorno di s. Giuseppe il nostro vescovo di Novara [Placido Cambiaghi] volle venire a Gignese a benedire la Casa di Nazareth, concelebrando coi fratelli di Verona la c. messa nella cappellina.
Era una mattina piovosa e grigia, ed il vescovo ebbe parole nobilissime di plauso, di augurio, di sprone e di esortazione: ei, perché disse che ogni opera di Dio nasce dalla sofferenza e dalle tribolazioni, e quindi dovendo la «piccola casa di Nazareth di Gignese» diventare una «grande Casa» i sacrifici e le prove non sarebbero mancati. Ma don Silvestrelli ha fatto incidere nell’atrio della Casa di Gignese questo: «Di che vi affannate? Non dite: come mangeremo, come vestiremo. Cercate il regno di Dio e la sua giustizia e il resto vi sarà dato, perché il Padre che sta nei Cieli conosce le vostre necessità». È questa cosciente, bella, totale fiducia nella Provvidenza che sostiene don Silvestrelli, al quale unendoci ai vescovi di Verona e di Novara noi tutti
auguriamo pieno, sollecito, meritato compimento dei suoi sogni e disegni. Finora nelle tre case di padre Silvestrelli sono passati quarantamila adolescenti. La Casa di Nazareth a Gignese è la quarta Casa: che viva, che cresca per il bene di altre migliaia di adolescenti che qui converranno da tutte le regioni d’Italia: ma specialmente dalla diocesi di Novara. [c.a.]
Negli ultimi anni, lo sviluppo della Fondazione, l’età avanzata del padre fondatore e altre motivazioni hanno portato alla necessità di un rinnovamento. I due rami dell’Istituto, maschile e femminile, sono diventati un’unica Opera, e poiché la tipologia che meglio esprime e realizza la loro natura carismatica è quella della «Famiglia ecclesiale di vita consacrata», si è così optato per il nome di «Opera Famiglia di Nazareth». Il Capitolo Generale del ramo maschile ha eletto come primo successore di padre Silvestrelli fratel Silvano Quattrini.

 

Tratto dal Libro ” Gignese “Vicende e memorie di vita civile e religiosa – parrocchia di Gignese anno 2016 – II edizione.