Gignese Chiesa di San Maurizio

QUELLA DI S. MAURIZIO MARTIRE, COMANDANTE DELLA LEGIONE TEBEA, È UNA DEVOZIONE CHE GIUNSE NEL NOVARESE ABBASTANZA PRESTO. II CENTRO DI IRRAGGIAMENTO INFATTI È PROPRIO SULLA VIA CHE DALLA FRANCIA PORTA IN ITALIA, A SAINT MAURICE, L’ANTICA AGAUNUM, DOVE UN CELEBRE MONASTERO ED UNA BASILICA SORSERO PER ONORARE IL MARTIRE. NE ERANO DEVOTI SOPRATTUTTO I BORGOGNONI ED I FRANCHI, ED È PROBABILE CHE LA MASSIMA DIFFUSIONE DEL CULTO A S. MAURIZIO SI SIA AVUTA DURANTE IL LORO DOMINIO.
PERCHÉ LA SCELTA SIA CADUTA SU QUESTO SANTO È IMPOSSIBILE DIRE; NON SI PUÒ FORSE ESCLUDERE UN’INFLUENZA DAL CUSIO, DOVE TALE DEDICAZIONE È ATTESTATA A GRAVELLONA E A SAN MAURIZIO D’OPAGLIO, MA LE MOTIVAZIONI POSSONO ESSERE INFINITE.

La parrocchiale

Abbiamo espresso in precedenza l’ipotesi che l’oratorio di S. Maurizio sia stato costruito verso il 1300-1400. Le prime notizie sulla chiesa risalgono al ‘500, e dalla descrizione dell’edificio non pare di riscontrare gli elementi tipici dell’architettura romanica; né, del resto, la chiesa venne mai definita antica. La struttura a due navi potrebbe suggerire l’ipotesi dell’ampliamento di un edificio più antico, ma possiamo ragionevolmente pensare che solo nell’epoca indicata la comunità di Gignese si sia trovata in condizioni tali, per consistenza numerica e finanziaria, da volere e potere costruirsi una chiesa.
Ovviamente l’edificio originario non è l’attuale, ricostruito quasi interamente agli inizi del ‘700. Tuttavia gli inventari anteriori a tale data ci offrono una descrizione dettagliata del primitivo oratorio.
Come abbiamo visto, negli statuti del 1521 si fa divieto di suonare le campane senza legittimo motivo; è questo il primo indiretto accenno ad un edificio sacro.

Nella visita pastorale del 1571, il vicario vescovile da una sommaria descrizione della chiesa, retta a quel tempo dal prete Angelo Zanone: vi sono tre altari, uno dei quali, spoglio e difforme, deve essere demolito nel termine d’un mese. Ve l’accenno ad una icona” dipinta molto bella: cioè la tela di Fermo Stella (discepolo di Gaudenzio Ferrari, nativo di Caravaggio), il quale la dipinse nel 1562, ed è l’ultima opera dell’artista che si conosca.
Vi è il fonte battesimale e il campanile con due campane; la chiesa è circondata dal cimitero: viene ordinato di chiuderlo affinchè non, vi entrino le bestie, e di porvi una grande croce di legno.
La seconda visita, del 1595, fatta dal vescovo Bescapè, è più eloquente.
Degno di nota è l’accenno a soldi spesi per rifare, o restaurare, le campane; per la costruzione del coro e per l’acquisto di varie suppellettili. C’è ancora il brutto altare di S. Antonio: “intanto che sia accomodato niuno vi celebri… e non si manchi di celebrare una messa la settimana in virtù del legato fatto dal fu prete Cristoforo Rampone”.
Il vicecurato, Antonio Dotti, abita nella casa contigua alla chiesa, la quale consta di due locali superiori e uno inferiore.
Lunghi e meticolosi sono gli ordini del cardinal Taverna, relativi alla visita del 1617. Oltre alle disposizioni prettamente liturgiche vi sono rilievi sullo stato dell’oratorio:
“— // battistero sta molto indecentemente nella, cappella dove ora si ritrova, oltrecchè quella non è nel debito sito.
— La statua della S.ma V. Maria posta sopra quest’altare et per fattura sua, et per le vestì con le quali è ornata,, non rende quella devozione che dovrebbe, né ha quel decoro che s.i conviene alla Regina del Cielo; però si levi…
— L’altare di S. Antonio si demolisca subito, et si rifacci… Siamo stati meravigliatissimi che il curato babbi tanto ardire di celebrare ad un altare tanto malfatto, malposto, maprovisto, et sotto al quale (perché era per la più parte roto) erano tant’ immonditie, et lordure.
— Si veda con il giuditio di perito di rimediare alla rovina qual minacciano le volte di questa chiesa, et di levare le fissure dalle medesime, quali rendono molta indecenza, et si facci quanto prima.
— Il luoco qual’ è sotto la sacristia si netti, et chiudi con anta et chiave, et vi si conservi il canaletto et altre simili cose.
— Nel cimitero si pianti una croce alta, et di bella forma.
— Si spiani anco più che si può, et particolarmente vicino alii muri della chiesa, se ciò si potrà fare senza pericolo detti fondamenti di essa”.Una minuta descrizione dell’edificio è contenuta nell’inventario, richiesto dallo scrupoloso cardinale, e datato 1618.

Da esso si rileva che la chiesa era circondata dal cimitero, con due ingressi: uno a sud e l’altro a ovest. Anche la chiesa aveva due porte: una a sud “con un portichetto dinanzi con quattro colonne”, e l’altra nella facciata, verso ovest.
L’edificio era a due navate: “una nel mezo, et è di longezza braza n. trenta vel circha, et di larghezza braza n. tredici, et l’alteza di dette navi è braza “uà t or deci; et l’altra nave verso mezo giorno è di longeza braza n. trenta, et di largeza braza n. sette, ai di alteza braza n. dieci; et nel mezo de dette navi vi sono tre colonne di savitio [sarizzo], d’alteza braza n. cinque vel circha; et tutte le sudette navi sono voltate de sassi et imbiancate”. Il braccio corrisponde a circa 0,6 m; un oratorio di modeste dimensioni quindi.
Vi erano tre altari: maggiore, del S.mo Rosario e di S. Antonio, “tirato fuori in una capeletta”.
Una sorpresa riguarda la tela di Fermo Stella, descritta come un trittico, “con le sue ante quali si serano”.
Queste ante, andate perse o più verosimilmente vendute, raffiguravano: l’orazione di Gesù nell’orto, la flagellazione, l’incoronazione di spine e l’interrogatorio di Anna e Caifa.

L’abside, quadrata, aveva a lato la sacrestia, sotto la quale vi era un ripostiglio per l’occorrente ai funerali e, più tardi, l’ossario, “essendoci l’ossa de morti ben agiusta te”.
Nel mezzo, verso nord, c’era una piccola cappella col fonte battesimale, e la porta del campanile. Le campane erano tre: una dedicata a San Maurizio, con la data 1595; la seconda alla Madonna, con la data illeggibile; la terza alla “Madre di Dio”, fatta anch’essa nel 1595.

Le reliquie di S. Desiderio, furono donate alla chiesa nel 1667; un inventario del 1680 riporta che il “corpo è collocato sotto l’aitar maggiore in un’arca di legno intagliata e dorata”. E’ già presente il quadro raffigurante il martiro del santo.
All’inizio del ‘700 si intraprendono i lavori di ricostruzione della chiesa. L’inventario del 1711 descrive ancora l’edificio circondato “da, ogni parte dal cimitero tutto murato, forche verso ponente che v’è il coro della chiesa nova incominciata solamente in coperto” (IX).
Nella sua visita del 1718, il vescovo Borromeo prescrive che la nuova chiesa abbia un sepolcro per i sacerdoti; “il parroco non cessò d’esortare ed animare il popolo alla più sollecita perfezione della nova fabbrica di questa chiesa parrocchiale, già che si è incominciata con buon ordine per ampliare la vecchia, essendo troppo angusta e non capace per il popolo. Sulla maniglia del chiavistello che ancor oggi chiude la chiesa è incisa la data 1728; il che significa che in quell’anno la ricostruzione era ultimata.
Della vecchia costruzione rimanevano solo la cappella di San Antonio, trasformata in ossario, il campanile e la cappella del batti-stero, asimmetriche rispetto al nuovo orientamento. La nuova chiesa risulta più bassa della precedente, e ciò si può rilevare dalla base del campanile. L’inventario del 1761 così la descrive: quattro altari: altare maggiore (rifatto in marmo nel 1766), altare della B.V. del Rosario a nord, altare di S. Giuseppe e altare di S. Antonio abate con l’Assunta, a sud. Un altro altare, non ancora terminato, era dedicato a San Crispino, là dov’è ora il fonte battesimale. Nel coro vi erano i tre grandi quadri tuttora esistenti, e molti altri andati persi.
Nel 1829 si costruì il porticato; del 1900 è l’altare del Rosario, su disegno dell’ardi. Giuseppe Talamoni.
Il tetto in piode era però, a tale data, sconnesso e con infiltrazioni d’acqua che danneggiavano affreschi ed arredi. Don Picena richiese l’intervento del comune, il quale fece fare dal geom. Tadini un preventivo della spesa, che assommò a 2.200 lire.
Il tetto in piode era però, a tale data, sconnesso e con infiltrazioni d’acqua che danneggiavano affreschi ed arredi. Don Picena richiese l’intervento del comune, il quale fece fare dal geom. Tadini un preventivo della spesa, che assommò a 2.200 lire. Il Comune offrì L. 500.
Tra il 1903 e il 1904 si operò il totale restauro della chiesa, affidato al pittore Rodolfo Gambini di Aduno. Nel 1904 la signora Mary Righini regalò la statua del S. Cuore. Il coro, in noce a rilievi, fu costruito da Francesco Cessina di Borgomanero nel 1909.
Nel 1918 veniva dedicata ai Caduti la prima cappella a destra, affrescata dal Gambini prima, e dal Gaddia poi; il cav. Angelo Colla donava la statua di S. Maurizio, sostituita recentemente da nuovo simulacro. Del 1921 è il concerto di 5 campane in “mi”, come ricorda la lapide all’Nel 1929 si abbattè la vecchia sacrestia e si costruì l’attuale; posteriori di due anni sono i restauri alla casa parrocchiale.
Il pavimento e i banchi sono del 1934; l’altare di S. Giuseppe fu rifatto nel 1949 con materiale ligneo proveniente dall’oratorio privato della villa Marezzi; l’altare del S. Cuore fu rifatto nel 1953, in sostituzione di quello di S. Antonio.
Il vecchio organo del 1765 fu portato in S. Rocco, dove si trova tuttora, e l’attuale fu costruito dai Mascioni di Cuvio nel 1944. Nel 1962 si ricostruì il muragliene pericolante e le gradinate di accesso alla chiesa. Del 1979 è il restauro della tela di Fermo Stella, dietro l’altare.

 

Le Campane della Chiesa Parrocchiale

Secondo alcuni studiosi il campanile della chiesa parrocchiale di Gignese fu costruito sul finire del 1400, sfruttando un tratto di muro del primitivo oratorio, già dedicato a San Maurizio, e ricostruito agli inizi del 1700. Questo campanile era più basso dell’attuale, con le sue belle bifore sostenute da colonnine, ora otturate ma visibili ancora dall’interno, ed aveva una campana, della quale si fa cenno negli Statuti del 1521. Il n. 30 di essi dice espressamente: …. che non vi sia alcuna persona di Gignese che osi o presuma di suonare o di far suonare la campana senza legittima causa… Ciò si spiega col fatto che la campana era anche un segnale d’allarme.
Questa campana la ritroviamo, con altre due, in un inventario della chiesa del 1618:
« Sopra il detto campanile vi sono tre campane, la maggiore è di rubbi sessantacinque in circa.
Detta campana è per il largo braza n. 2. Detta campana è di braza duoi (2) d’altezza.
Sopra detta campana dalla parte dinanzi, v’è un crocifisso, dall’altra S. Maurizio e la Madonna con il figliolo in braccio et un altro crocifisso, et S. Gio. Batta et S. Gaudentio, et S. Giorgio, et il sigillo del campanaro con l’infrascritte parole: Dirige S.to Mauritj sonum in conspectum Dei, et è fatta dell’anno 1595.
La seconda campana è di rubbi 55 in circa; et è d’altezza, et è largeza un brazo e mezo per canto: in tutto braza tre.
V’è la figura della Madona con il suo figliolo in braccio, S. Giorgio, la S. Pietà, con lettere che non s’intendono, per esser fatta detta campana antiquo tempore.
La terza campana è di rubbi quindeci in circa. L’altezza et largeza uno brazo per canto. Con uno Crocifisso, con la Madona, et S. Giovanni Evangelista et S. Giorgio et la Madona con il suo figliolo in braccio et S. Gio. Batta con l’agnello in braccio con l’infrascritte parole: — Virgo Dei genitrix intercede prò nobis — con il millesimo l’anno 1595.
Le stesse campane le troviamo nell’inventario del 1761. Il campanile era però già stato modificato con l’aggiunta della parte superiore, forse agli inizi del secolo quando fu rifatta la chiesa;infatti, mentre nel 1618 il campanile è alto 50 braccia, nel 1761 è alto 80 braccia. In questo inventario ed in altri, il peso della campana maggiore è stimato in 75 rubbi anziché 65. Le campane furono un costante pensiero dell’indimenticabile parroco Don Picena. Scriveva egli nel suo diario, in data 13 aprile 1919, che avendo il cav. Angelo Colla offerta la statua di S. Maurizio per la festa solenne nell’agosto successivo, — per far più grande la festa si tentò, al posto delle vecchie campane di mettere un concerto nuovo di cinque campane in fa maggiore. La ditta Barigozzi presentò preventivo, il quale, trovato troppo alto di prezzo (L. 16.000), più la fusione delle vecchie campane compreso il castello, non fu potuto accettare —.
Ma Don Picena non era certo il tipo di arretrare davanti alle difficoltà, quando si trattava della Chiesa o della cura delle anime. In data 20 febbraio così scriveva: « Con tutta la fiducia in Dio il parroco ha concluso con il Barigozzi di Milano il nuovo concerto di campane. La firma al contratto la pose lui solo, bellamente essendosi scusati del porre la propria, la fabbriceria. Il parroco sperò nell’aiuto dei signori, e deve confessare che molti corrisposero con generosità: la chiesa aiutò del suo ».
29 aprile 1921. Le vecchie campane, del peso complessivo di q. 8, sono state col castello prese giù dal campanile e mandate a Milano alla ditta Barigozzi per la regolare fusione; 6 maggio alla quale fu presente il parroco Sac. Picena. (Vi è qui una discordanza notevole nel peso delle vecchie campane; non è quindi da escludere una precedente sostituzione).
n 20 maggio 1921. Il giorno 20 arrivano a Gignese le nuove campane n. di 5 del peso complessivo di 25 q. in nota di MI naturale, e il giorno 22 ai vespri, festa della SS. Trinità e chiusura del mese mariano, furono solennemente benedette dal parroco, presente il clero del vicariato e la parrocchia…
Per la festa di S. Desiderio Don Picena fece murare la lapide che si vede alla base della torre campanaria che ricorda con animo grato i benefattori che con le loro off

LE CAMPANE

Or sento le campane a distesa
pel giorno di domani ch’è di festa:
«Correte, — sembran dir — venite in chiesa
poiché fortuna grande invero è questa».

Risponde l’eco flebil là, sul monte,
si spande nella valle tutt’attorno,
e vedo che la gente su la fronte
si segna nel tramonto di ‘sto giorno.

La gente, voglio dir, ma quella buona,
che crede ed è sincera la sua fede,
che ama il vero Dio e non mammona,
e aspetta su nel ciel una mercede.

Domani è un di di festa un po’ per tutti
al fine d’una dura settimana;
dei giorni ormai trascorsi ancorché
brutti consola quel bel suono di campana.

Un suono che mi penetra nel fondo
dell’alma colma solo di dolore
e svela il volto ver di questo mondo,
lo vedo, ed è grande il mio stupore.

Pensavo fosse facil l’amicizia,
speravo di trovar sincerità,
ho visto quant’è grande l’ingiustizia
e so che tanto rara è la bontà.

Ma colgo l’occasione di quel suono
e corro dove invita la campana;
son certo, mi si offre il più bel dono
di tutta questa triste settimana.

In chiesa darò sfogo al mio pianto,
pregando dirò tutto il mio dolore;
sul labbro fiorirà pur anco il canto
qual segno della pace ch’entra in core.

E se vicino a me avrò un fratello,
« offrendogli la mano col sorriso,
il mondo mi parrà ancora bello
se non addirittura un paradiso.

DANNI AL CAMPANILE 1986

Ancora il fulmine si è abbattuto sul nostro campanile, provocando gravi danni dall’impianto elettrico delle campane. Pur avendo già predisposto un adeguato parafulmine, che sarebbe stato installato appena la buona stagione avrebbe acconsentito di arrampicarsi sui tetti, il primo temporale dei giorni scorsi abbattutosi con vento e neve, ha lasciato il suo segno.
Ora si ricorre alla riparazione dei danni e tutta la popolazione vicina alla Parrocchia è invitata a contribuire per tale scopo.
Anche all’Amministrazione Comunale è stata presentata già a suo tempo la richiesta di un adeguato contributo per un parafulmine che protegge, non solo la chiesa grande, ma tutta la zona del paese sottostante il campanile. In attesa quindi di una gentile risposta, il Parroco ringrazia tutti coloro, parrocchiani e amici villeggianti, i quali vorranno offrire il loro obolo»

Festa della Madonna del Rosario

Ben sappiamo come nella prassi liturgica della nostra Comunità Parrocchiale da diversi anni sia stata tolta ogni processione religiosa ; per cui ora non è tanto facile ripristinare una consuetudine che per i nostri vecchi era di massima importanza.

Eppure tutti ricordiamo la riuscitissima processione dello scorso anno con l’urna di S. Desiderio, che ha registrato una partecipazione di gignesini e villeggianti di grandi proporzioni; ciò significa che nel cuore della nostra gente la venerazione per queste manifestazioni di preghiere ancora esiste.

Perché non riprendiamo la vecchia tradizione della processione per l’occasione della Madonna del Rosario? Non c’è Comunità Parrocchiale che non festeggi con particolare solennità questa ricorrenza liturgica; inoltre anche la nostra Parrocchia negli anni passati è stata protagonista di questa festa in onore della santa Madre di Dio . In un periodo dell’anno piuttosto tranquillo, terminati i lavori dei campi e presso gli alpeggi, chiusa la stagione estiva con i villeggianti, la festa della Madonna del Rosario (prima domenica di ottobre) diventa un motivo di ripresa della nostra Comunità Parrocchiale, la quale quest’anno sarà chiamata a vivere uno speciale momento di Grazia per la celebrazione delle sante missioni dall’ 11 al 21 novembre prossimo.

Gignese processione Madonna de Rosario 1913

SUA BREVE STORIA
Nel 1571, la prima domenica del mese di ottobre, fu quello uno dei giorni più decisivi per tutta la cristianità europea, minacciata dai Turchi, i quali avevano messo in mare una flotta potentissima per conquistare l’intero Occidente. L’Europa cristiana allora sotto la pressione instancabile di Papa Pio V riuscì ad affrontare l’Impero Ottomano mettendo insieme una flotta navale, anche se di potenza e numero fosse molto inferiore a quella nemica. Lo scontro avvenne a Lepanto. Il comandante della flotta cristiana era Giovanni d’Austria ,il quale aveva pro­messo, se ci fosse stata vittoria, di andare al santuario di Loreto a ringraziare la Santa Vergine. Tutti i soldati cristiani si erano uniti in preghiera con i loro comandanti, mentre a Roma il Papa aveva invitato tutte le comunità cristiane a rivolgersi in preghiera alla santa Madre di Dio perché salvasse il popolo cristiano. Mentre si svolgeva in quel giorno una solenne processione per le vie della città santa, il Papa, il quale vi partecipava di persona, ad un certo punto, raccontano i biografi, esclamò avoce alta : « Vittoria ! Vittoria ! ». Proprio in quel momento la flotta turca subiva una disfatta, che nessuno mai si sarebbe immaginato. Per ringraziare la Madonna di un così portentoso favore il Papa ordinò che ogni anno, il giorno 7 di ottobre, in tutta la cristianità fosse solennemente celebrata la festa della Madonna del Rosario.

Testi e foto tratti dal libro “Leggende, memorie storiche, aspetti passati e attuali di un piccolo Comune di montagna” Agosto 1981